La recente rimodulazione del PNRR ha ridotto drasticamente le risorse destinate all’Investimento 1.2, passando dagli iniziali 2,2 miliardi di euro agli attuali 795,5 milioni. È un taglio superiore al 64% che modifica profondamente il quadro operativo per tutti i soggetti coinvolti: Comuni, imprese, studi professionali e partner tecnologici.
Questo intervento ha due conseguenze immediate:
- la competizione per l’accesso ai fondi aumenta,
- una parte significativa delle domande già presentate non potrà essere finanziata, nonostante la loro piena conformità tecnica e amministrativa.
Per i Comuni sotto i 50.000 abitanti – che rappresentano la gran parte della platea potenziale – il rischio non è solo perdere una misura di finanziamento, ma bloccare o rallentare investimenti già pianificati, con ripercussioni sulla programmazione energetica locale e sulla credibilità delle amministrazioni verso la cittadinanza.
I rischi concreti generati dal taglio delle risorse
a) Progetti idonei ma non finanziati
Il dato più evidente riguarda il divario tra dotazione disponibile e richieste presentate: le domande arrivate al GSE ammontano a 864,6 milioni, a fronte di un plafond di 795,5 milioni.
Risultato: anche progetti pienamente conformi rischiano di rimanere fuori da qualunque contributo.
b) Rischio di rendicontazioni incomplete e non coperte
La natura del PNRR impone scadenze stringenti. Se una CER viene avviata confidando nel contributo a fondo perduto, ma la domanda non rientra tra quelle finanziate, l’ente o l’impresa può trovarsi in una situazione ibrida: lavori avviati, contratti sottoscritti, ma assenza di copertura economica esterna.
c) Perdita della bancabilità del progetto
Le banche, già prudenti nella valutazione dei flussi tipici di una CER, considerano oggi il contributo PNRR non più garantito.
La conseguenza è un ulteriore irrigidimento dell’accesso al credito: alcuni progetti non risultano più finanziabili.
d) Distorsioni nella tempistica di presentazione delle domande
Il taglio dei fondi ha generato condizioni da “click day”, con migliaia di enti che hanno caricato le domande negli ultimi giorni utili.
Questo scenario rischia di premiare non i progetti migliori, ma quelli più veloci a completare la documentazione.
Rallentamento degli obiettivi energetici nazionali e locali
La riduzione del fondo produce un impatto macroscopico. Il ritmo di installazione necessario a raggiungere gli obiettivi 2030 e 2035 rischia di rallentare.
Per i Comuni, inoltre, ciò significa un rischio programmatorio: il PAESC o gli strumenti di pianificazione energetica potrebbero non essere più coerenti con gli scenari aggiornati.
Perché questo è un momento strategico per intervenire
Sebbene il quadro sia più complesso di prima, le CER restano uno strumento potentissimo per la generazione distribuita, il risparmio energetico e la valorizzazione del patrimonio edilizio.
Ma oggi non è più sufficiente “fare domanda”, serve un approccio strutturato che riduca il rischio amministrativo e finanziario.
È qui che entra in gioco la competenza tecnica, normativa e progettuale.
Il servizio di Green HC, accompagnamento completo alla costituzione delle CER
Green HC opera nel settore delle politiche energetiche territoriali e delle comunità energetiche rinnovabili. Lavoriamo al fianco di Comuni, imprese, cooperative di comunità e partner tecnologici per costruire CER solide, bancabili, con governance chiara e sostenibile.
Materiale formativo a disposizione
A supporto dell’articolo, mettiamo a disposizione dei lettori le slide del corso organizzato per l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura (INBAR), in cui vengono approfonditi.
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